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1997 - "CONCERTO PER UNA VITA" - pro A.D.M.O. - (Hill Side Jazz Band) no more available 1999 - "FRIENDS FOR A.D.M.O." - Crazy Swing Band - con Joy GARRISON no more available 1999 - "NUTTIN BUT NAT" - with Franco CERRI, Fabrizio BOSSO. 2000 - "...Non è solo tANTa musica" - Larry Franco & Dixinitaly Jazz Band (pro A.N.T.) 2000 - "DIXINITALY" - Larry Franco & Dixinitaly Jazz Band 2002 - "CHRISTMAS SONGS" - Dixinitaly Jazz Band & Ottonando Brass Quintet 2002 - "DIXINITALY 2" - Larry Franco & Dixinitaly Jazz Band 2004 - "INTRODUCING ... LARRY FRANCO, JAZZ SINGER !" - Philology W 718 2004 - "ITALIAN JAZZ ENSEMBLE" Philology W 730 2005 - " IMPORT-EXPORT" LARRY FRANCO Quartet Philology W 607 2007 - " TWO IN ONE" (Piano Elegy) con Dado Moroni, Renzto Sellani, Franco D'Andrea 2007 - LARRY FRANCO JAZZ SOCIETY (A Crooner in the Land Of Dixie) Philology W362 |
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IL NUOVO CD |
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1)
Non Sparate Sul Pianista 2) Caro Natalino 3) Oh Baby Kiss Me 4) Do You Know What It Means - Satchmo 5) In Cerca Di Te 6) Marilù 7) China Boy - Pippo Non lo Sa 8) Boccuccia di Rosa 9) Permettete Signorina 10) Un Sassolino Nella Scarpa 11) The Sheik Of Araby - La Dolce Vita Larry Franco (voce e pianoforte) Michael Supnick (tromba e tbn) Bepi D'Amato (clarinetto) Michele Carrabba (sax tenore) Giacomo Desiante (fisarmonica) Renzo Bagorda (Banjo) Ilario De Marinis (contrabbasso) Enzo Lanzo (batteria) |
Recensione del cd “A crooner in the
Land of Dixie”, Larry Franco Jazz Society, Philology W 362, 2007
Pure noi che seguiamo – e stimiamo – Larry Franco da anni siamo rimasti
piacevolmente sorpresi dal suo ultimo lavoro di taglio vocal-traditional,
ossia dedicato ad un jazz tradizionale espresso mediante canzoni
italiane. Il progetto è uno dei molti portati avanti dal crooner
pugliese, ma questo album rappresenta realmente uno dei punti più alti
del genere: si tratta di jazz tradizionale suonato con valentia da tutti
i sette musicisti coinvolti, oltre alla straordinaria perfomance di Mr.
Franco stesso. Ma al di là della eccellente interpretazione, c’è da
segnalare la scelta del repertorio, la formula espositiva dei temi, gli
arrangiamenti essenziali ed efficaci. Si sentono i suoni della “street
parade” ma si sentono pure gli echi della musica sincopata di casa
nostra, quello swing acerbo eppure così partecipato di Barzizza, Kramer
e soprattutto Natalino Otto: a lui sono dedicati un paio di brani,
l’indimenticabile hit “Ho un sassolino nella scarpa” e il brano
rievocativo “Caro Natalino”, che è un prezioso gioiellino firmato dal
giornalista valdostano Mario Pogliotti. Sua del resto anche la deliziosa
“Satchmo”, medaglione dedicato ad Armstrong, qui introdotta
sapientemente dal classico “Do you know what it means to miss New
Orleans”, formando un medley garbato tra la musica di Louis ed un brano
italiano di carattere diremmo quasi devozionale.
Freddy Colt - The Mellophonium - dicembre 2007
da Jazzit
Larry Franco si trova perfettamente a suo agio nei diversi stili da lui
affrontati che finiscono per assumere senso proprio grazie alle sue
doti. Anche questa sua operazione artistica raggiunge l'obiettivo, per
la capacità professionale con cui affronta i vari linguaggi (la canzone
italiana, il dixieland, il rigore di una Big Band) e la disinvoltura del
suo fare musica, in più, laddove c'è da metterci allegria, brio,
energia, raffinato disimpegno, lì il crooner sembra veramente dare il
massimo. Ci si può abbandonare alla trascinante esecuzione di "Oh baby
Kiss Me !", alla sdolcinateza autoironica di "Boccuccia Di Rosa", alla
rilettura di "In Cerca Di Te". La Band accompagna il cantante senza
calcare la mano, perfettamente calata nel ruolo di ambasciatori dello
"spaghetti-dixieland". E non c'è nessuna sfumatura ironica nella
definizione, tutt'altro. C'è la constatazione di un suono moderno,
gioviale, azzurro e rosso che prende le mosse da uno stile ben definito,
ma che lo reinterpreta secondo le proprie categorie di tempo, gusto,
ritmo, intrattenimento.
Giampaolo Chiriacò - Jazzit - marzo 2008
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Recensione
MUSICA JAZZ (gennaio 2007)
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Un disco davvero divertente, godibile dalla prima all’ ultima
nota. L’idea di accostare, nel corso dell’ esecuzione (vocale e
strumentale) standard o temi jazz a canzoni italiane di un passato spesso
remoto è felicissima, se espressa con buon gusto, altissima
professionalità, un arguto, fantasioso, raffinato senso dell’ umorismo e
una rilassatezza e una facilità enunciativa sorprendenti. Bravissimi i
quattro di "Import-Export", già noti e apprezzati da anni su vari fronti.
Franco è pianista fantasioso e molto dotato, e cantante di razza: timbro
chiaro e dinamico, taglio ritmico intenso, intonazione perfetta,
comunicativa sorniona. Carrabba, diplomato in clarinetto, appassiona con
il suo sax per una dizione polposa ispirata a Coltrane ma con un senso
narrativo naturale e un bel gioco dinamico ed estroverso. E i due ritmi
sono impeccabili nel sostenere ma anche nel partecipare attivamente all’
esecuzione, che prevede a volte parti arrangiate gustose e non
semplici.
Bruno Schiozzi - Musica Jazz

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Recensione da CADENCE
MAGAZINE - NEW YORK (Gennaio 2007)
TRADUZIONE IN
ITALIANO a cura di Francesca Casciuolo
Distendetevi, con le mani appoggiate dietro la testa, e immaginate di
stare sdraiati su un tappeto magico. State ora per fare un viaggio
indietro nel tempo. Questo CD vi riporterà negli anni ’30, in quelli
della "Swing Era". Aspettate, però! Non siamo in America ... Siamo
invece da qualche parte in Europa. Quando inizia il canto, mi accorgo
che siamo in Italia. Questo si capisce subito dal primo brano, “I’m
Beginning to See the Light”. Esso è suonato con una gran gioia di
vivere e con una forza che echeggia dalla voce di Larry Franco, che
suona anche il pianoforte. Franco introduce il tema con uno "scat"
felice insieme al sassofono di Michele Carrabba. Ascoltate con
attenzione, perché questa è l’unica volta che sentirete la melodia di
questa composizione di Ellington. Appena inizia il brano italiano, la
melodia non mi è più tanto familiare ... il brano è diventato “Maramao
Perché sei morto?”. Credo che il compositore (Ellington) sarebbe
sorpreso da come questo passaggio avviene e da come funziona,
muovendosi agevolmente, dalla sua composizione a quella italiana di
Panzeri e Consiglio. Questo primo medley è la premessa del lavoro
discografico di Larry Franco. Infatti, è stato chiamato, giustamente,
“Import-Export”, che vuole significare che essi importano il Jazz
Americano ed esportano la canzone Italiana. Questa operazione
dà ad entrambi le culture musicali la valenza che meritano, nel
combinare insieme le diverse composizioni. Franco suona dolci note
introduttive col pianoforte e subito arriva “Besame Mucho”. Questo
standard latino si trasforma nella composizione italiana “Estate”.
Franco fa un lavoro straordinario cantando questa bellissima ballad.
Quando Michele Carrabba fa il suo solo con il sassofono, aggiunge
gusto ed esuberanza al brano. Carrabba è pieno di soul e
molto seducente ... ! “They Say it’s Wonderful” swinga ad un ritmo
vivace di jazz. Il solo del pianoforte di Franco è semplice
e raffinato. Di nuovo essi mescolano i brani, creando un medley fluido
che include “La Più Bella del Mondo”... E siamo portati lontano su una
nuvola da un drumming energico e dolce, come fosse un dramma melodico.
In questo brano Franco canta senza riserve, mettendo a nudo tutte le
sue emozioni nel mezzo dell' esecuzione. La famosa composizione di
Ellington, “It Don’t Mean a Thing if it ain’t got that Swing” é
l’introduzione di “In Cerca di Te” ed è eseguita al pianoforte da Edy
Olivieri. Egli aggiunge pienezza al brano con un accompagnamento
pianistico delizioso e con delle inversioni originali. “My Romance”
swinga come un pendolo perfetto, con Franco che interpreta “Barba,
Capelli e Baffi” quasi confondendo il suo fraseggio con lo stile
tipico di Tony Bennett. Cambiando all’improvviso la scena, il prossimo
brano è una composizione italiana (“Parlami d’Amore Mariù") che si
tramuta dolcemente in “I’ve Got You Under My Skin”. Funziona ! Anche
questa volta, il talentuoso vocalist, fa un lavoro eccellente
interpretando con passione il brano di Cole Porter e cantando in
Inglese. Si possono percepire tracce dell' inconfondibile fraseggio di
Sinatra in questo brano. Franco conclude con il tipico finale alla Count
Basie negli ultimi tre accordi del pianoforte. Considerando tutto,
questo lavoro è una deliziosa combinazione di diverse culture
musicali. E' da ammirare la grande energia che pervade nelle
esecuzioni di questi musicisti. In “Bye Bye Blackbird” (combinato con
“Roma Nun fa la Stupida Stasera”), Enzo Lanzo è molto dinamico sulla
batteria e Ilario De Marinis è altrettanto solido sul suo
contrabbasso. Ho apprezzato particolarmente il suo "walking bass" ed
il suo solo in “Undecided”. Mino Lacirignola aggiunge una
nota saporita al tributo a Clifford Brown, scritto da Benny Golson, “I
Remember Clifford”. Come “Taps”, comincia da solo. Immediatamente, il
suo dolce suono rapisce l’attenzione dell’ascoltatore. Questa è una
produzione straordinariamente unica e creativa che celebra il Jazz da
un continente all' altro, unendo culture e mettendo in risalto la
"passione" Italiana. Bravo!
Dee Dee McNeil - Cadence
Magazine - New York - Gennaio 2007
Recensione PIGRECO MAGAZINE (gennaio 2006)
Import-Export,
dodici tracce per ventiquattro titoli. L’ultimo lavoro discografico del
Larry Franco quartet uscito per l’etichetta Philology e prodotto
dall’associazione Culturale Altre Note è una provocazione o meglio una
riflessione, che si evince dal titolo dell’intero album e soprattutto dai
doppi titoli di ogni traccia. Chi fa jazz nel resto del mondo, è abituato
ad importare musica americana, di certo non ad esportare la propria.
Ecco dove la provocazione, per una volta la formula
canzone italiana almeno quella di un certo tipo, (anni 40/50) diventa
standard, con l’intenzione di esportarla all’estero. Del resto il cantante
e pianista Larry Franco già con il progetto dell’Italian Jazz Ensamble ci
aveva proposto la canzone Italiana rivisitata come uno standard
jazzistico, ma in questo lavoro c’è una riflessione in più, suona e canta
due brani in uno, (uno Italiano e uno Americano) messi insieme quasi a
confronto. Apparentemente sembrerebbe che nulla potrebbero avere a che
fare i due brani, invece in molti di essi, si scopre che hanno in comune
le stesse strutture armoniche ed in certi casi addirittura delle note
melodiche in comune, quasi obbligate dalle stesse tessiture armoniche. Del
resto quasi tutta la musica Jazz si rifà a canzoni popolari americane che
i jazzisti hanno trattato e ritrattato a loro modo. Il Real Book, che per
i jazzisti è come la bibbia per i fedeli, altro non è che le trascrizioni
di canzoni per lo più popolari, o prese dai più famosi musical. In questo
disco, si scopre un patrimonio artistico italiano, giustamente da
esportare all’estero. I
compositori italiani di all’ora davvero si occupavano di Jazz. Ed ora dei
musicisti italiani come Larry Franco piano e voce, Vincenzo Lanzo
batteria, Ilario De Marinis al contrabbasso, Michele Carrabba al sax, e
gli ospiti presenti nel disco:
Edy Olivieri al piano e Mino Lacirignola alla
tromba, grazie a questo progetto di gemellaggio che mai sminuisce il
confronto, e grazie al fatto che sono spesso invitati in tour
internazionali, saranno fieri di fare musica in nome del jazz, facendo
conoscere anche delle composizioni italiane. Da sottolineare ed elogiare
il solo di Carrabba in Estate e l’intro di tromba di Lacirignola in
I Remember Clifford, che elegantemente sfocia nel nostro
Amorevole. Così come amorevole sono le note che scorrono di traccia in
traccia in questo disco.
Pino Russo
Recensione JAZZITALIA.NET (maggio 2006)
La pubblicità del suo
ultimo disco su di una rivista specializzata recita: Larry
Franco
The Italian
Crooner. Viene da pensare: perché
crooner? E perché non arrangiatore, pianista, compositore?
Questa volta lo troviamo alle prese con un progetto singolare nel
panorama jazzistico italiano, originale quanto fresco e divertente:
accomunare brani appartenenti alla "mitologia" del jazz – ma non solo - a
corrispondenti, per assonanza musicale, della nostra italica tradizione
musicale. Ci troveremo all'improvviso ad ascoltare "I'm beginnings too
see the Light" di Duke Ellington, gemellata con "Maramao
perché sei morto?". Oppure "Besame Mucho" con "Estate"
di Bruno Martino. Per un
attimo tutto questo può lasciare perplessi, ma se si interpreta lo spirito
con cui il progetto è stato realizzato – tradizione e amore per il jazz –
tutto diventa più semplice e gradevole. Il risultato? Un disco palesemente
ironico, con l'effetto, in termini di ascolto, di rilasciare una
sensazione gradevole di abbandono ai ricordi evocati dalla musica. Straniamenti sonori, frenetici riff e dissonanze; cerchiamoli da un'altra
parte, in "Import / Export" troveremo "solamente" un
florilegio di standards interpretati con buon gusto, accuratezza e grande
senso dello swing a tutto tondo avendo, Larry,
intenzione di attingere ad un repertorio spesso dimenticato, utilizzando
un groove piacevolmente "distensivo".
Senza equivoci, non si tratta di un disco "frivolo", anzi
estremamente ragionato in cui Lorenzo, Larry Franco, mostra uno suo
stile pianistico nitido, accurato e nello stesso tempo ricco di colori, un pianismo pastoso ed intelligente, pieno, associato ad un fraseggio senza
orpelli, una voce gradevole che dà ulteriore risalto alla sua vena
poeticamente colta e malinconicamente evocativa. Alcune note riguardo ai
musicisti che seguono Lorenzo in questo "happening nostalgico", un solo
aggettivo per ognuno:
- il sax di Michele Carrabba: smagliante
- il contrabbasso di Ilario De Marinis: sensibile
- la batteria di Enzo Lanzo: determinata
- Mino
Lacirignola alla tromba e
flicorno nella track n° 9 e Edy Olivieri al piano nei brani n° 4 e
n° 12: evoluti.
Disco bello e divertente così come di certo si sono divertiti i Nostri
in sala d'incisione. Forza Larry, Italians do it better!
Franco Giustino per Jazzitalia
Recensione JAZZIT (aprile 2006)
Confidenziale Larryu Franco lo e' per carattere prima ancora che per
impostazione vocale. Per questo motivo il suo approccio al canto pare
sempre onesto. Il suo vitaliasmo connota una personalita' generosa,
bisognosa di quel contatto col pubblico che e' l'asso nella manica del
vero crooner. Sempre indeciso tra l'amore verso il songbook americano e
l'affetto per le canzoni Italiane, mette insieme, in ogni traccia di
"Import-Export" un tema e una struttura provenienti dal primo e un brano
italiano nato su un'armatura di base identica (o quasi). Sorgono cosi'
accostamenti furbi e saporosi, come "I'm Beginning To See The Light" e "Maramao
perche' sei Morto?" o" Bye Bye Blacbird/Roma Nun Fa La Stupida Stasera".
Franco conferma il quartetto come condizione ideale per esaltare le sue
doti, ma sceglie di accompagnarsi al pianoforte (suonato invece da Dado
Moroni in "Introducing ...") e di aggiungere un sax alla sezione ritmica.
Ci perde qualcosa in fraseggio, ma Carrabba si dimostra indicato a fornire
il giusto controcanto e perfino qualche momento esaltante di assolo - in "Besame
Mucho/Estate" per esempio, sfoderando un suono ispirato a Gato Barbieri.
"I Remember Clifford", poi, con le parole di "Amorevole", getta un ponte
ideale con il brano di chiusura del precedente lavoro, "I Remember Fred" e
stilla una piacevole dose di emozione
(Giampaolo Chiriaco')
Liner Notes
Questo progetto è maturato a contatto di platee
universalmente diverse lungo i nostri tour nel mondo. E' nato
dall'esigenza di offrire ad un pubblico internazionale una musica
riconoscibile senza però tralasciare
ma sottolineando
le nostre origini italiane. Import-Export significa che importiamo
la musica internazionale e che esportiamo quella italiana, dando la stessa
valenza ad entrambe, ovviamente in nome del Jazz.
Non è stato facile trovare i brani cosiddetti "gemelli", ma è stato molto
divertente ...! Ringrazio Michele, Ilario ed Enzo che hanno collaborato
con me per gli arrangiamenti, Guido Di Leone, Mino Lacirignola e il mio
caro amico e "fratello" Edy Olivieri che vive in California a Los Angeles
dal 1994. Per la parte tecnica ringrazio Bruno Buccolieri per la sua
pazienza, perspicacia e dedizione, Tonio Delvecchio per la stupenda cover
art e Paolo Piangiarelli per avermi dato fiducia ancora una volta. Dedico
questo CD ai miei due figli Laura e Giuseppe.
Larry Franco

LARRY FRANCO Quartet - EUROPAFEST 6-13 MAY 2006
BUCAREST (Romania)
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JAZZITALIA.NET RECENSIONE
LINER NOTES
E' tutto italiano questo disco, dai musicisti ( tutti del fertilissimo,
solare e passionale sud ) ai temi " toccati "( evergreens della canzone iltaliana
d'autore ) e poiché come si sa il livello del jazz italiano è
ormai attestato su posizioni di vertice che gli consentono di godere di
ottima reputazione anche sul piano internazionale, mi permetto di
ritenere quest'ultima * fatica discografica di Larry Franco (condivisa
nella leadership con l'eccellente tromba di Mino Lacirignola) atta
anch'essa - insieme ad opere dei nostri jazzmen più famosi quali Rava,
Fresu, Pieranunzi, D'Andrea, Bollani, Bosso, Basso... - ad esportare e
quindi rappresentare il jazz italiano ( e la Canzone Italiana ) nel
Mondo.
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FROM CADENCE
MAGAZINE - New York - March 2005
Larry Franco is a Jazz Singer ! who need no introduction ... at least not
to his audiences in Italy, India, Abu Dhabi, Turkey, Morocco, Belgium,
Ethiopia, Greece and Vermont, where he has performed. But for the general
Jazz listening public he does. And so, Franco, who spent much of the years
1994 and 1995 in Los Angeles to perform in the style of Nat Cole, flew to
New York in late 2003 to record 13 tracks that spotlight his talent as a
crooner in the spirit of Tony Bennett. Indeed Franco's range, timbre,
rhythmic pacing and phrasing are eerily reminiscent of Bennett's - eerily
because Franco's voice is natural, not imitative, and it coincidentally
alings with Bennett's style. Also, like Bennett, Franco has assembled a
top-notch rhythm section that illuminates his singing. Fellow Italian Dado
Moroni, in particular, absorbs the role of accompanist, Franco's "Ralph
Sharon", as he understands the singer's range, keys, style and musical
intents. Throughout the CD, Moroni sets up the occasions for Franco to
sound good, whether it's Moroni sparkling introductions, as on "Our Love
Is Here To Stay", or the sweep of his chords as he moves along the harmony
filling out Franco's melodies, like his 3/4 sway on "Clouds." Of course,
Ira Coleman and Jimmy Cobb know a thing or two about rhythm section
dynamics as well. The results is a thoroughly satisfying, cohesively
performed CD that adds Franco's name to the relatively short list of male
Jazz singers, though Franco's Italian base makes him less accessible to
the large U.S. Jazz market, even though at the same time his work from
Italy serves as an effective locus for his worldwide recording and touring
activities.
Franco instinctively knows how to build a song to its dramatic point, as
for examples he sings "Laura" first as the description of a tangible
entity with dynamic buildup, only to reveal her as a dream at the
appropriate conclusion with all of the flair that he can muster. And then
there's the controlled swing of the trio after Franco's first chorus,
concisely stated and effective, before Franco sings the delayed second
chorus in Italian. Indeed, the only hints of the fact that Italian is
Franco's native language are some syntactical trip-ups, like "we started
painted the town" or oddly omitting the "s" in was. Still, his voice hints
at a sense of fun as he sings, as if he would enjoy himself wheter he were
recording with the likes of Jimmy Cobb or alone on stage at a Jazz
festival. And like the Jazz singers who immerse themselves in the music
for the sake of the music itself, Franco frequently steps back just to
enjoy the performance he has set up, allowing the rhythm section to shine,
as he does on "Cherokee", which Moroni introduces by playing the bridge
before Cobb follows with medium tempo swing. Once Franco completes the
first chorus, the song turns into an instrumental tossing back and forth
as Moroni, Coleman and Cobb trade fours, the instrumentalists actually
consuming more time on the track than Franco. Introducing Larry Franco
is a spirited debut CD for those who previously were unaware of Franco's
voice and his contribution to the need for more male Jazz singers
BILL DONALDSON
Da "Sipario"
INTRODUCING LARRY FRANCO, Jazz Singer ! - Philology W718
Recensiamo di nuovo, e con vero piacere, un lavoro di un
cantante Italiano del piu' alto rango: "Introducing Larry Franco, Jazz
Singer".
Disco inciso a Brooklyn, New York nel Dicembre 2003 presso lo studio
"Acoustic Recordings" pubblicato l'anno seguente dalla Philology di Paolo
Piangiarelli con numero di catalogo W718.
Ho avuto il privilegio di conoscere Lorenzo (in arte Larry) Franco ai
tempi d'oro della Italian Big Band diretta da Marco Renzi, nella seconda
meta' degli anni '90. Di quella (a mio avviso) splendida orchestra, chi
scrive era ed e' ancora uno dei solisti. Larry era il Crooner (solo
per i neo-adepti: con questo termine, nell'idioma d'oltre oceano, si suole
definire un cantante in grado di performare qualsiasi cosa in qualsiasi
momento). Bene, ne ho subito avuto l'impressione che segue: gentiluomo del
Sud, garbato, gentile, dalla splendida voce e dallo Swing innato. Memore
della lezione di Nat King Cole, di Mel Torme' e di Tony Bennet, eppure
abbastanza originale da essere immediatamente identificabile. Intonato,
dizione praticamente perfetta, organizzatissimo, ottimo manager di se
stesso. Impressione ampiamente confermata da anni di successive
collaborazioni, a volte intensissime, a volte sporadiche. Suonare con
Larry Franco resta per me comunque un grande piacere. Canta sempre con
consapevolezza, essendo Larry stesso pianista notevole. Non cede
praticamente mai alla tentazione dell "Scat", arte nella quale eccellono
in genere i non-cantanti. Alcuni nomi eclatanti ? Tony Scott, Clark Terry,
Frank Rosolino, Arturo Sandoval. Incredibile ma vero. "Introducing
Larry Franco, Jazz singer" conferma in pieno le descritte convinzioni,
tanto piu' che la sezione ritmica e' di primissimo ordine: Dado Moroni
(pianoforte), Ira Coleman (contrabbasso) e Jimmy Cobb (batteria) !!!
L'ascolto scorre piacevolissimamente, tra classici della canzone americana
e qualche composizione originale della stesso Larry. Grande Swing, grande
cuore, ottima Musica. In definitiva, un lavoro che non cambia la storia
afro-americana, ma sancisce pienamente l'ingresso ufficiale di Larry
Franco nel Gotha del Jazz e vale molto piu' dei soldini necessari per
l'acquisto. E possibile inoltre trovare altri ottimi lavori di Larry
Franco nello stesso catalogo Philology; questo sembra comunque il piu'
rappresentativo di un Crooner, forse il nostro unico vero Crooner, che
probabilmente non ha ancora ottenuto in patria tutto quel riconoscimento e
quella notorieta' che ha invece avuto oltre confine, a seguito dei suoi
innumerevoli tour in Australia, Cina, Marocco, Romania, Stati Uniti,
India, Grecia ...
Per concludere, notarelle sulla registrazione: non male per lo standard
italiano, ma francamente era ed e' lecito aspettarsi di meglio da uno
studio d'oltreoceano, sito a Brooklyn. New York, e per giunta dal nome
altisonante.
La Musica resta comunque perfettamente intellegibile, e posso soltanto
raccomandarvi di non perdere questo disco.
BEPI D'AMATO
JAZZITALIA.NET RECENSIONE
LINER NOTES
Kurt
Elling, Giacomo Gates, tra i nuovi bianchi ( Bob Dorough, Dave Frishberg,
Tony Bennett e Mark Murphy, ovviamente, tra gli "old " ones ), Kevin
Mahogany, Joe Lee Wilson, Andy Bey, Jimmy Scott tra i neri...e' tutto qui
il panorama internazionale dei crooner...e per chi ama il canto jazz
maschile la cosa non è certamente confortante! Come quindi non
rallegrarsi dell'imperioso ingresso nella famiglia dei crooner di Larry
Franco, questo magnifico jazz singer italiano ( anche nel canto " italiano
è bello " dunque ), che vanta una più che decennale attività e ben sette
dischi autoprodotti prima di questo capolavoro - è proprio un capolavoro,
ne converrete - inciso fresco fresco a New York con tre partners
magistrali : Dado Moroni, piano, Ira Coleman, double bass, Jimmy Cobb,
drums. E' un disco che, non appena mi è stato sottoposto per l'ascolto,
ho per almeno una settimana riascoltato di continuo non tanto per prendere
la decisione che in fondo avevo già preso ( quella di pubblicarlo nella
mia prestigiosa - così ormai in tanti sempre più la definiscono ed io ho
finito per crederci veramente - ) quanto per il puro piacere di ascolto
che tutti i brani mi comunicavano.
Mi è successo per pochi altri dischi, lo confesso, e non
sempre per i dischi dei jazzmen più famosi presenti nella mia etichetta:
eccone alcuni ( se non vi diranno niente, non avete che da procurarveli
nel vostro interesse di ascoltatori ) :
Riccardo
Arrighini Trio " These Unfoolish Things " W 234,
Zeduardo Martins " Ogun - Samba Blues " W 87,
Jean Yves Mestre " Retrato " W 191,
Francesco Maccianti 7et " Mosaico " W 215,
Emanuele
Basentini 4et " Just in Time " W 135.
Chiusa questa parentesi, peraltro aperta per rafforzare il
senso di profonda emozione comunicatami dal primo disco di Larry Franco in
Philology, confermata l'ammirazione per la splendida sezione ritmica che
apporta al disco la necessaria, rilassata e prorompente, carica di swing,
lasciatemi dire le ragioni per cui Mr. L.F. è subito entrato nel mio
cuore: è chiarissimo nell'esposizione, con spelling delle parole - dette
in perfetto inglese - che " arrivano ", come sempre dovrebbe ma non sempre
accade, tutte, al cervello e al cuore, ha un timbro magnifico dove il
calore si sposa alla dolcezza - una dolcezza virile mai sfiorata dalla
melassa - , un notevolissimo blue feeling che insinua in ogni brano con
grande effetto, ha potenza, profondità, destrezza - quella che in inglese
viene detta "skill ", non cade, come molti ahimè, nelle trappole dello
scat e del vocalese gratuito e fine a se stesso, ha uno straordinario
senso del tempo ( swing ), un'invidiabile relax - " never in a hurry "
anche nei fast e, da ultimo, sa comporre belle melodie a cui dà
parole appropriate e convincenti...forse basta per renderlo una
meravigliosa " scoperta " della Philology, no ? Amerete questo disco e ne
vorrete altri (verranno, potete esserne certi ) da Larry Franco, Mr.L.F.
Paolo
Piangiarelli
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Produzione discografica nata
come presente natalizio offerto dall' Associazione "Non solo
jazz", ma a dire il vero rappresenta qualche cosa di più.
Rispettando quelli che sono i canoni estetici della jazz band tradizionale
e del quintetto di ottoni, la Dixinitaly Jazz Band e l'Ottonando Brass
Quintet rivivono brillantemente il repertorio natalizio più popolare e
conosciuto in un modo asolutamente personale e divertente. Passando
attraverso Jingle Bells, White Christmas, We Wish You A
Merry Christmas e senza dimenticare gli ever green del jazz come Hello
Dolly, What A Wonderful World, e When The Saints Go Marchin' In, siamo
come coinvolti e portati in un' atmosfera giocosa, divertente, appunto di
festa, sena scadere mai nel cattivo gusto e nel ripetitivo, o peggior cosa
ancora nel banale. Curatissimi gli arrangiamenti, per un risultato unico
nel suo genere da non sottovalutare e non dimenticare.
Luciano Vanni - Jazzit (gen/feb 2003)
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Recorded at Sorriso
Studio - Bari |
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recorded at Sorriso
Studio - Bari |
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di Taranto e provincia.
Basile Strumenti Musicali via Matteotti Taranto
Fuori Tempo via Pupino Taranto
Libreria Mondadori via De Cesare Taranto
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Sito aggiornato al
venerdì, 14 marzo 2008 15.17