JAZZ CLUB
     I Ritratti di Mario Pogliotti   
13 BRANI ORIGINALI DEDICATI AI GRANDI DEL JAZZ

feat.
LARRY FRANCO ITALIAN JAZZ ENSEMBLE
PRESENTA : DARIO SALVATORI

E' una raccolta di tredici "ritratti" del mondo, ormai piuttosto rarefatto, del jazz.
In questi ritratti l'autore Mario Pogliotti ha cercato di riprodurre,
nella musica, lo stile dei singoli jazzisti : i testi sono - ovviamente -
il racconto delle loro vicende e il tratteggio delle loro personalità.

   

I TESTI DEI BRANI

 
SATCHMO       
Quelle labbra smodate / quegli occhi spaventati / rantolavano rauche da vecchi pick up / storie d'alcool, di sesso /di prigioni e di ghetti / come la favola / di Saint Louis Blues. / Vera o finta che fosse la tua mitologia / di battone e beoni, di Memphis o Storyville /... il miracolo era / che nei nostri  deliri / si accendevano le luci di New Orleans. / Le nostre fidanzate ci lasciavano / piuttosto che ascoltare quella musica / e noi ci trovavamo tutti  scapoli / a solfeggiare Sweet Georgia Brown .../ E la tromba di Satchmo / su tutti dominava / la sua voce spezzata / tornava ad evocar ... / menestrelli di casini / sbilenchi ballerini / sull' angolo di Basin Street.

BASIE
William Basie / musicista nominato conte / da negri straccioni / profeti del jazz di quegli anni  trenta. / Basie, pioggia di biscrome esuberanti / un riff infuocato che andava a morir su due soli tasti. /   Il jazz di Kansas City / era nato insieme a te / la voce di Jimmy, la chitarra di Freddy / e il tuo pianoforte malato di swing. /  Basie, certo / nelle tue improvvisazioni, non c'era nemmeno il sospetto dei soliti vecchi trucchi. / Vecchio Basie nascondevi nella tua tastiera / sornione ironie in attesa di esprimersi in scarni accordi.

NAT KING COLE      
Un angelo sedeva Nat King Cole / davanti alla tastiera accanto a te / e 
forse ti ispirava / fantastiche armonie / poetici presagi del Be-Bop .../
Sull' onda di romantici refrain, / nasceva Monalisa e Sweet Lorraine, / da quella tua tastiera, / dalla tua bocca nera / di "confidential" gentleman. Per conquistarti il titolo di "Star", / bastava un pianoforte ed il tuo swing / e quando per incanto, / tu ci aggiungesti il canto, / il mondo intero ti acclamò "The King". /  Suonavi al piano "It Had To Be You", / cantavi  "Nature Boy" e "Tea For Two" .../ e come una preghiera / volava un ritornel / ed era Unforgettable ... / E' sceso su di noi / ma ha già ripreso il vol / per ricordarti / Nat King Cole.
IL VIAGGIO DI FATS
Sul treno Los Angeles-New York / via Santa Fè / del tredici dicembre di quelquarantatrè / viaggiava il cuore di Harlem sotto la bombetta / di un negro troppo grasso / per la sua cuccetta. / Occhi maliziosi affacciati ad un balcone/ di cespugliose sopracciglia di carbone, / il whisky nella tasca posteriore dei calzoni / e un sigaro che pende giù.  / Così se ne tornava ad Harlem l' allegro e grasso Fats / quel tredici dicembre del quarantatrè. /  E un lungo treno era la sua vita, / da Memphis a New York, da Denver a Chicago, da Omaha a New Orleans. / Vagoni pieni di ballades, di ragtime e di blues:/ Honeysuckle Rose, "The Sheik of Araby", "Sweet Sue" ... /  Nella sua cuccetta Fats  sognava la sua vita, / un ragtime senza fine, una ballad infinita, / rivedeva in sogno le migliaia di tastiere / complici del suo jazz. / Intanto il treno a Kansas City / puntuale si arrestò / ed anche il cuore di Fats per sempre si fermò.
Fats Waller morì di polmonite fulminante, in treno, il tredici dicembre 1943 mentre da Los Angeles tornava alla sua Harlem. Lo trovarono nella sua cuccetta, alla fermata di Kansas City

ELLINGTON
Era una band di star / quella di Duke Ellington,/ con Clark Terry, Harry 
Carney e Cat Anderson.  / Aristocratico, snob, / Duke Ellington / con Lawrence Brown, Ray Nance e Jimmy Hamilton: / Erano i tasti della tastiera / d'uno  strumento: la sua Big Band. /  Ed era un duca / che li suonava / ad uno ad uno con il suo mood.  / Sofisticate mulatte, / guys and dolls: / facce bianche facce nere per Duke Ellington.  Gangsters, mignotte, teen agers, / vecchi boss, / a sognare "Satin Doll" / a implorare "Solitude" / con l' orchestra di Duke Ellington.
 

IL VOLO DI BIRD
Ti chiamavano "Yard Bird", / uccello da cortile, / all'anagrafe Charlie Parker "bird", / sacerdote del Be-Bop, / uccello senza ali, / pirata solitario / di cieli irragiungibili, / ma violati dal tuo sax.  / Suonavi, angelo perduto, / le voci e le leggende di New York, / suonavi il tuono del subway, / la fame degli slums / e le storie maledette di puttane.  / Bird, / uccello della notte, / soffiavi parole nuove al popolo del jazz, / tu, profeta intossicato, / Charlie Parker "bird", / angelo del Be-bop.  / Volavi / mentre diteggiavi / iperbole inaudite sul tuo sax, / un pò santone, un pò sbruffone, / estraneo funambolo / caduto in un mondo sconosciuto. /  Bird, uccello da cortile, / bruciato mentre volavi troppo vicino al sole,  / nel buio d'una stanza, / d'un albergo qualunque / un qualsiasi febbraio di New York.
CARO NATALINO     
In quegli anni bui, / quando c'era "lui", / coi bombardamenti coi razionamenti / semiclandestino, / c'era Natalino col suo swing. / Vecchio 78 / di Natalino Otto/ "Biri-eriei" ma come ti vorrei, / con Kramer e Semprini, / Mister Paganini e i suoi violini. / Cerco ancora di levarmi dalla scarpa quel famoso sassolino.. / mentre provo con inutile insistenza ad imitare Natalino. / C'era il pane nero, / l'oro dell' Impero, / treni popolari, fasti militari ... / ma sul giradischi, / pur non senza rischi, / si suonava Saint Louis Blues ...  / e chi lo cantava .../  e chi lo suonava ... /  Caro Natalino eri tu !
BILL EVANS
Era un valzer per Debbie, / e fu subito "new jazz", / che univa allo swing di quegli anni, / romantici echi di Brahms e Chopin. /  Si chiamava Bill Evans / e in quegli anni sessanta / Miles Davis, La Faro, Paul Motian / con lui rinnovarono il senso del jazz. / Curvo sul suo pianoforte, / assente, perduto / a pilotare il suo canto in un cielo proibito. / Su quei tasti si apriva / un capitolo nuovo: / la musica colta con Bill si sposava ai vecchi modelli del blues / e nasceva / una nuova età.   /  Perso nel suo paradiso di sogni malati, / nei labirinti mentali di mondi inventati ... / Una sera d' autunno, / di quel gelido ottanta / il volo di quelle sue magiche dita in cerca di nuove armonie finì / e Bill Evans, / salì / tra le nuvole lassù, / con Bud Powell, / con Thelonius, / con Art Tatum, / con Fats Waller, / tra i sacrileghi apostoli del jazz.
RICORDANDO DJANGO
Django / il tuo disco frusciato che suonava, / Django / quella giostra a catene che girava, / Django / e la gente volava, / e la storia bruciava / quella stupida età.  / Django/  la tua musica zingara ribelle, / Django / su di noi, stanchi e vecchi balilla, / soli, / nelle case annerite, / tra le mura umiliate delle nostre città. / Le "nuages" d'una chitarra, / a galla, / nel cielo, / ignoravano la guerra/ e quella nostra povertà.  / Note / come esplose da quella tastiera, fitte /manciate di coriandoli al vento, / vento / di memorie gitane, / di cadenze tzigane/ ubriache di swing. / Django / su chitarre rubate alle osterie, / Django / con le dita spezzate sulle corde, / swinging "Honey suckle rose" dreaming /"All The Things You Are", darling, / in quel retro d'un bar. / Notti /a goderci quei dischi vietati, / Notti con le complici sirene dell' allarme, / Django, / quei baffetti da zingaro / diventavano il simbolo / di un'oscura libertà. /  La cassiera ci guardava, / magari ci stava, / ma nessuno ci pensava / a regalarle un refrain. / Certo / non sapeva le frasi rubate, / Django / a quella tua chitarra vagabonda. / Bionda, / non facevi domande: / dietro a quelle serrande / nascondevi il nostro jazz.
LADY DAY
Per chi non ha seguito / le regole del gioco, / per chi ha sognato tanto / per viver troppo poco / e per chi paga il conto / di questa società, / io canto te, / Lady Day.  / Per tutti i disperati, / per gli abbandonati, / per i rifiutati, / per i disprezzati, / per quelli che son "fuori", / per quelli come te, / io canto te, / Lady Day. / La tua voce ha l'amaro / delle storie che hai vissuto: / arrochita dal vuoto / d'una vita perduta / di chi non ha futuro / e non sa dire:"Credo" / di quelli come te, / Lady Day. /  Per le realtà sognate / che erano bugie, / per le attese tradite / da ingenue fantasie, / per i dimenticati, / per quelli come te, / io canto te, / Lady Day.  / Per gli uccelli caduti, / per tutti gli umiliati, / per i recidivi /per i pregiudicati, / per chi ha rubato il pane / e per chi non ce l'ha / 
io canto te / Lady Day.  Per tutti i battuti, / i vinti, i calpestati, / per i vecchi stanchi / che non hanno più voce, / per chi senza speranza / trascina la sua croce, / per quelli come te, / Lady Day, / io canto te, / canto te, / Lady Day.
DIZZY
Clamorosamente Dizzy, / beffardo poeta del bop, / nato così / sui tasti d'una tromba eretica. / Prepotentemente Dizzy, / allegra follia del Jazz: / sonorità nutrite di sberleffi ironici. /  E' presto fatto il tuo ritratto di facinoroso cantastorie del bop: / basco, occhialoni sul pizzetto nero / e la fantasia d'un clown.  / Era volta verso il cielo / la tromba suonata da te / per scatenar /tempeste di biscrome torride. /  Rischiavano di esploderti le guance negli assoli più impetuosi: / era l' immagine d'un Dio burlone / adorato al Minton's Club.  / Inequivocabilmente / con Parker facevi a metà / nel coltivar / la febbre d'una nuova musica.
MR.HODGES
Sonnecchiando sul sassofono, / gentiluomo inossidabile, / Johnny Hodges enigmatico, / sbadigliava i suoi refrain. / E l'orchestra di Duke Ellington, /complice, / seguiva quel mood, / quell' estro malinconico / d'un ironico /sassofono. / Quella faccia un poco asiatica, / come un angelo di Chinatown, / una voglia di pantofole / trascinata in centinaia di tournèe. / Quei glissati troppo languidi / tradivano / la vera personalità / dello strano Mr. Hodges / vecchio apostolo del sax.
    VECCHI FANS  
E' una storia di complicità / tra di noi, / vecchi fans, / basta il rantolo di un vecchio blues / e tutti a piangere su New Orleans. / Vaghi sintomi d'identità /con Stan Getz, / con Earl Hines, / la pedana di un ignoto bar, / diventa il Cotton Club.  / Prende il sax un emulo di Lester Young, / canta una sinuosa Lady Day, / mentre siede al piano un sedicente Nat King Cole / e con Wes  Montgomery / si mette a duettar...  / Sogni nati tra le ballades e i riff / dello swing, / del be-bop, / tra dubbi armonici di vecchi fans, / salgono nei cieli del jazz.


 
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